Design, parole e diritto - È falso!

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Design, parole e diritto - È falso!
di Avv. Giorgio Trono  • Newsletter #18 • Visualizza online

“Perché dovrei scrivere in maniera più semplice se i miei colleghi o i giudici sono abituati a un certo tipo di linguaggio (complicato, aggiugo io)?”. 
È una delle domande che gli avvocati mi pongono più spesso. 
Sono convinti che scrivere chiaro sia non solo inutile ma addirittura quasi offensivo verso altri professionisti; che usare termini specialistici ed espressioni gergali – oltre a un pizzico del solito latino! – li faccia sembrare più intelligenti e preparati agli occhi del lettore. 
Non è così: è un falso mito, insomma. Non lo sostengo io ma tanti studi condotti nel tempo. 
Alcune ricerche sul linguaggio
Oppenheimer, professore di psicologia a Princeton, smontò la credenza, molto diffusa tra gli studenti di Giurisprudenza, secondo cui i professori preferirebbero di norma un vocabolario pomposo. 
Le sue ricerche hanno dimostrato l’esatto contrario: gli studenti che usavano un linguaggio erudito erano considerati dai loro professori meno intelligenti e credibili di coloro che scrivevano in maniera più semplice. 
Bryan Garner, autore del manuale sul legal writing più diffuso in Usa, negli anni ha più volte testato l’efficacia del plain language, anche se indirizzato ai giudici. 
Ad esempio, ha rilevato che l’80% dei giudici del Texas preferiva un atto giudiziario in plain language a quello in legalese. 
Un altro dei pioneri del plain language, Joseph Kimble, ha condotto test simili su 1.462 giudici e avvocati della Michigan, Louisiana, Florida. È risultato che in tutti gli stati, con un margine compreso tra l’80 e l’86%, la versione in plain language di un testo giuridico era preferita. 
60.000 volte falso
Da un falso mito sul linguaggio ad un altro, stavolta sulle capacità visuali del nostro cervello, il quale processerebbe le immagini 60.000 volte più velocemente rispetto ad un testo. 
Immagine tratta da un libro che ho comprato (con estremo disappunto)
Immagine tratta da un libro che ho comprato (con estremo disappunto)
A questo mito diffusissimo (che ho ritrovato anche in un libro sul legal design) ha rivolto la sua attenzione una blogger che, dopo averne invano cercato la fonte, è arrivata a mettere in palio 60$ da regalare a chi l'avesse trovata. 
Nessuno sino ad oggi li ha reclamati perché nessuno ha scovato il riferimento scientifico a fondamento della mirabolante affermazione. 
Una panzana, insomma; comparsa forse per la prima volta in un documento della 3M (quella dei post-it).
Ma quali 8 secondi
Ci è cascato anche il New York Times
Ci è cascato anche il New York Times
Dalla 3M alla Microsoft, a cui è da attribuire quello che pare essere un altro falso mito: l’intervallo di attenzione di un essere umano sarebbe di 8 secondi (nel 2015, in calo rispetto al 2008 in cui era di 15 secondi). 
Ne hanno parlato tanti media a livello internazionale (del resto, se la fonte è la Microsoft…). Esiste anche un libro che si intitola proprio “8 secondi.Viaggio nell’era della distrazione”, edito dal Saggiatore. 
Peccato che andando a scavare non si riesca a risalire alla fonte di questa asserzione: la Microsoft ne cita una, la quale a sua volta ne cita altre che però, interrogate, dicono di non saperne nulla. 
Gli stessi scienziati cognitivi, interpellati sul punto, sostengono che sia una tesi poco credibile perché assai difficile da dimostrare.
Lasciate in pace il pesciolino rosso
Ed ora ti parlerei di un altri falsi miti diffusi sulle nostre capacità cognitive ma sono certo perderei la tua attenzione, di poco superiore a quella di un pesce rosso, che è di 9 secondi.
Se hai un pesciolino rosso non guardarlo però con commiserazione.  
Perché anche quello sulla sua scarsa attenzione è un falso mito.
LINK
Ieri è stata la giornata contro la violenza sulle donne.
A questo tema era dedicato uno dei primi numeri della mia newsletter, in cui parlavo del redesign di un servizio e di un prodotto a tutela delle donne.
Tra un anno sarebbe bello poterti segnalare un progetto volto ad educare gli uomini al rispetto della donna. 
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Avv. Giorgio Trono

Progettare documenti e servizi legali seguendo i principi dello human centered design: le mie riflessioni sul legal design e sulla scrittura giuridica.

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Curato con passione da Avv. Giorgio Trono con Revue.