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Design, parole e diritto - giudici e colazioni

                                                                                                     
Design, parole e diritto - giudici e colazioni
di Avv. Giorgio Trono  • Newsletter #3 • Visualizza online

La giustizia è ciò che il giudice ha mangiato a colazione? 
Questa domanda, sintetizza, anche se in modo caricaturale, la teoria del cosiddetto realismo giuridico.
Secondo questa teoria, un giudice prende le proprie decisioni non soltanto in virtù di una razionale applicazione delle regole giuridiche; sulla sua decisione influiscono, infatti, anche fattori psicologici, sociali, politici. 
È davvero così? Nel 2011 alcuni ricercatori americani ed israeliani hanno cercato di dare una risposta alla domanda iniziale.
Per farlo hanno analizzato 1.112 udienze tenute da 8 giudici israeliani nell’arco di 8 mesi e concluse con una decisione sulla richiesta, avanzata da soggetti detenuti, di concessione della libertà condizionale. Nel corso della giornata di lavoro i giudici erano soliti fare una pausa a metà mattina per un leggero snack ed una pausa per il pranzo.
Il risultato della ricerca è in questo grafico.
Le decisioni favorevoli prese dai giudici
Le decisioni favorevoli prese dai giudici
Cosa rappresentano quei 3 cerchietti?
Il primo, la prima decisione presa dai giudici all’inizio della giornata lavorativa; il secondo, la prima decisione presa subito dopo la pausa di metà mattinata; il terzo, la prima decisione presa subito dopo la pausa per il pranzo.
Il grafico ci dice che un detenuto ha il 65% di probabilità di ottenere una decisione a lui favorevole all’inizio della giornata .
Questa probabilità diminuisce con il passare del tempo fino ad arrivare a zero e balzare nuovamente al 65% subito dopo le due pause dedicate ai pasti.
La fatica di decidere
Secondo questa ricerca esiste quindi un legame tra il contenuto della decisione ed il momento della giornata in cui quella decisione veniva presa.
Meglio farsi giudicare da un giudice con la mente fresca e lo stomaco pieno, verrebbe da dire. Perché?
Decidere è faticoso; più prendiamo decisioni nel corso della giornata, più il nostro cervello si affatica. Un cervello stanco cerca una scorciatoia e ci spinge ad agire in due modi differenti: agiamo di impulso, senza pensare alle conseguenze; oppure non prendiamo alcuna decisione e, in sostanza, non facciamo nulla. 
Secondo i ricercatori, per un giudice stanco rigettare la richiesta di un detenuto è la decisione più semplice da prendere: così facendo il giudice mantiene lo status quo e comunque lascia aperta la possibilità di accogliere la richiesta più in là nel tempo, quando gli verrà nuovamente sottoposta.
Semplificare la vita al cervello
(Anche) alla luce di questo studio, un avvocato dovrebbe scrivere ed organizzare i propri atti in modo da “ottenere l’effetto di un risparmio di energie intellettive” nel giudice-lettore.
Come sostiene Kahneman nel suo celebre “Pensieri lenti e veloci”, “qualunque cosa facciamo per ridurre la tensione cognitiva è utile, sicché dovremmo prima di tutto rendere la frase massimamente leggibile”. 
Scrivere in maniera chiara è il primo passo. 
Il secondo è impostare il layout del documento in modo da non farlo apparire un muro di testo, più difficile da processare per la mente di un lettore.
Ancora, perché non facilitare la consultazione dell’atto inserendo un indice al suo interno
Del resto, è lo stesso legislatore a prevedere che in sede giudiziale il compenso a favore dell’avvocato possa essere aumentato del 30% quando “ gli atti depositati con modalità telematiche sono redatti con tecniche informatiche idonee ad agevolarne la consultazione o la fruizione e, in particolare, quando esse consentono la ricerca testuale all’interno dell’atto e dei documenti allegati, nonché la navigazione all’interno dell’atto”.
Attenzione, però: come avverte lo stesso Kahneman, tutti questi accorgimenti “non sono di grande aiuto se il messaggio è del tutto privo di senso o se contraddice fatti che il nostro pubblico sa essere veri”. 
 
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Avv. Giorgio Trono

Progettare documenti e servizi legali seguendo i principi dello human centered design: le mie riflessioni sul legal design e sulla scrittura giuridica.

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Curato con passione da Avv. Giorgio Trono con Revue.