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Design, parole e diritto - guadagnati la mia fiducia

Design, parole e diritto - guadagnati la mia fiducia
di Avv. Giorgio Trono  • Newsletter #22 • Visualizza online

Twitter ha ideato un gioco per fare comprendere meglio la loro informativa privacy, appena rifatta. Dopo 15 secondi l'ho abbandonato perché non ho capito cosa dovessi fare.
Il responsabile privacy di Twitter ha detto che quando hanno deciso di semplificare l'informativa hanno dovuto ricorrere a termini vaghi, del tipo “Twitter condivide alcune informazioni…”, perché essere più precisi avrebbe significato aggiungere altre parole alle 4.500 da cui è composta l'informativa.
Questo è il vero (irrisolvibile?) rompicapo: come dire tutto senza dire troppo.
È tutto da rifare
Forse dovremmo ripensare tutto, partendo dai dati (non quelli personali).
Il 9% degli americani legge le informative. 
L’1,3% modifica in maniera specifica le scelte sui cookies: avete presente quegli elenchi a volte interminabili di cookies, che appaiono su tanti siti, no? 
Se si elimina il tasto “rifiuta tutti” dal banner cookies, le probabilità di ottenere il consenso di chi naviga aumentano più del 20%. 
Sono alcuni dei numeri che ci dicono che il modo di comunicare le informazioni sulla privacy orientano le scelte delle persone in modo rilevante: un aspetto sorprendentemente sottovalutato non solo da chi scrive le regole (legislatore, garanti privacy) ma anche dalle aziende. 
Fidati di me
Come scrive Gianluca Diegoli nella sua newsletter
“Dobbiamo crearci i nostri dati. Come un tesoro. Come uno scambio volontario tra noi e i donatori. In cui c’è una promessa da fare e da mantenere: ti dirò chi sono e cosa faccio se mi fido di te, e se tu usi questi dati per trattarmi meglio. Non per mandarmi più sollecitazioni, ma di meno, e più rilevanti per me.”
Come si crea quella relazione di fiducia preludio dello scambio?
Progettando l'esperienza privacy delle persone nei dettagli.
Ad esempio, è importante trasmettere a chi naviga sul sito il valore di ciò che riceve in cambio (tu mi dai i tuoi dati, io in cambio ti do questo).
Eppure su tanti siti ci si imbatte in form di questo tipo 
Tutto qui?
Tutto qui?
O in richieste di consenso del genere
Legittimo che?!?
Legittimo che?!?
Bando alle richieste di consenso per “marketing automatizzato”, il valore dello scambio può essere comunicato anche facendo leva su effetto framing, bias del presente, bias della disponibilità ecc, ossia sul modo in cui noi esseri umani ragioniamo e pensiamo decisioni.
Tutti elementi che incidono sulla scelta finale e che possono essere “sfruttati” da chi fa marketing senza per questo scivolare in odiosi dark patterns. 
Altro aspetto sottovalutato è il momento in cui si comunicano le informazioni sulla privacy: ricostruire la user journey può voler dire fornire precise informazioni adatte allo specifico contesto in cui si chiedono i dati. E vuol dire non lasciare che tutto si risolva in un generico link all'informativa privacy che nessuno cliccherà.
Di questi e di tanti altri aspetti su interfacce, testi e UX legati alla privacy parlo in un corso su marketing online e privacy che tengo per Iura Design. 
PILLOLE
  1. In un breve post ripercorro la storia del legal design in Italia dal 2014 ai giorni nostri.
  2. Partendo da un manifesto visto per le vie di Roma parlo di potenzialità del legal design.
  3. Legal design + Pubblica Amministrazioni = civic design? Un progetto bellissimo che mostra cosa significhi avere un impatto positivo sulla società.
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Sul mio canale Telegram parlo di legal design e scrittura giuridica. Puoi iscriverti a partire da qui https://t.me/designediritto
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Avv. Giorgio Trono

Progettare documenti e servizi legali seguendo i principi dello human centered design: le mie riflessioni sul legal design e sulla scrittura giuridica.

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Curato con passione da Avv. Giorgio Trono con Revue.