Design, parole e diritto - sentenze rumorose

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Design, parole e diritto - sentenze rumorose
di Avv. Giorgio Trono  • Newsletter #17 • Visualizza online

Dopo aver letto questa newsletter forse non ti sembrerà poi tanto vero che la giustizia sia “uguale per tutti”. 
A volte la giustizia assomiglia più a una roulette; lo sanno bene i rifugiati.
Un colombiano che abbia richiesto asilo negli Stati Uniti potrebbe essere fortunato perché il suo caso è stato assegnato ad un giudice del Tribunale di Miami che accoglie l’88% delle richieste avanzate dai colombiani. 
Oppure il suo caso potrebbe essere assegnato al giudice della stanza accanto, che accoglie soltanto il 5% delle richieste dei colombiani. 
A New York c’è un giudice che accoglie il 91% di richieste di asilo presentate da cittadini albanesi. Però c’è anche un giudice che respinge il 95% delle loro richieste. 
In genere, chi richiede asilo deve sperare che il suo caso sia giudicato da una donna piuttosto che da un uomo: avrebbe il 44% di possibilità in più che la sua istanza sia accolta.
Sono dati estrapolati da una ricerca del 2007, intitolata, appunto “Refugee roulette”, che ha analizzato centinaia di migliaia di casi di decisioni prese negli Stati Uniti in materia di asilo. 
Rumore
La ricerca è citata nel nuovo libro del premio Nobel Kahneman, “Rumore”. 
Nel libro si sostiene che il sistema giudiziario sia affetto da un rumore sistematico; esiste cioè “variabilità indesiderata in giudizi che in teoria dovrebbero essere identici”. 
Uno studio condotto su migliaia di sentenze di tribunali minorili ha messo in luce che quando la squadra locale di football perde nel fine settimana, i giudici prendono decisioni più dure il lunedì. I neri sono i più penalizzati da questo aumento di severità. 
Ancora, analizzando sei milioni di sentenze di sentenze emesse da giudici francesi nell’arco di 12 anni è venuto fuori che i giudici sono più clementi con gli imputati nel giorno del compleanno di questi ultimi. 
In una vecchia newsletter parlavo di una ricerca israeliana che dimostrava come le decisioni dei giudici fossero influenzate dalle loro pause di metà mattina o per il pranzo. 
Ci sono quindi fattori all’apparenza irrilevanti che possono produrre grandi differenze nelle decisioni finali prese. 
Dove c’è un giudizio, c’è rumore, afferma Kahneman; ossia si può osservare, più di quanto si immagini, una imprevedibile variabilità di giudizi formulati sullo stesso caso.
Silenziare il rumore
Questo fenomeno venne sollevato per la prima volta nel 1973 dal giudice americano Frankel.
Il giudice snocciolò una serie di aneddoti per dimostrare quanto fossero radicate nel sistema giudiziario americano delle ingiustificate disparità di trattamento.
Le sue conclusioni trovarono poi fondate basi scientifiche grazie ad una serie di studi condotti negli anni successivi. 
Tanto che il giudice Frankel, se non si spinse fino a sostenere la sostituzione delle persone con le macchine, sostenne la necessità di avvalersi dei “computer come ausilio ad un pensiero ordinato nella formulazione delle sentenze”. 
Tutto ciò portò il Congresso Usa a emanare linee guida che restringevano la discrezionalità dei giudici. Grazie a queste linee guida il rumore venne ridotto: ossia, si ridusse “la variazione della pena attribuibile all’identità dell’autorità giudicante”. 
Tuttavia le linee guida vennero pesantemente criticate perché comportavano una eccessiva meccanizzazione del processo decisionale e, infine, revocate nel 2005.
Da quel momento, tornò a crescere sensibilmente la disparità di giudizi: nuove ricerche hanno evidenziato che gli imputati afroamericani sono giudicati più duramente dei bianchi colpevoli degli stessi reati, le donne sono più clementi nel giudicare, come lo sono i giudici nominati da presidenti democratici. 
Tutti questi studi dimostrano come le scienze cognitive e comportamentali possano giocare un ruolo importante nel progettare policy e norme. Purtroppo sono ancora quasi del tutto ignorate a livello legislativo. 
Altrimenti, al di fuori dell'ambito prettamente giudiziario, non avremmo mai avuto, ad esempio, quegli inutili banner cookies che ci infastidiscono quotidianamente e su cui la stragrande parte di noi clicca su “Accetta” senza neanche lontanamente sapere cosa stia accettando.
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Avv. Giorgio Trono

Progettare documenti e servizi legali seguendo i principi dello human centered design: le mie riflessioni sul legal design e sulla scrittura giuridica.

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