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Design, parole e diritto - tutta colpa di un ovvero

Design, parole e diritto - tutta colpa di un ovvero
di Avv. Giorgio Trono  • Newsletter #7 • Visualizza online

Centinaia di cause nei tribunali italiani per colpa di un “ovvero”.
Una parte delle sentenze emesse soltanto negli ultimi 5 mesi
Una parte delle sentenze emesse soltanto negli ultimi 5 mesi
Da un lato l’Inps; dall’altro lavoratori autonomi come avvocati, ingegneri, architetti, agenti di commercio ecc. da cui l’Inps pretende il pagamento di contributi arretrati. 
Nel mezzo, una legge di interpretazione autentica (cioè una legge emanata proprio per chiarire il significato da attribuire ad un’altra norma) che avrebbe dovuto chiarire il significato della norma che ha istituito la gestione separata dell’Inps. 
Scrivo “avrebbe dovuto” perché, come sottolineato dalla Corte di Appello di Palermo la legge è da considerare “sui generis nel senso che non chiarisce punto il significato della legge sulla quale incide”. Perché non chiarisce? A causa di un ovvero di troppo. 
I significati di ovvero
Faccio un passo indietro.
Nella lingua italiana la congiunzione “ovvero” si trova usata sia in senso disgiuntivo (col valore di o, oppure) sia in senso esplicativo (col valore di cioè, vale a dire). 
Se nella lingua comune ovvero è usato soprattutto in senso esplicativo (“mia zia, ovvero la sorella di mia madre, viene a trovarci”), nella lingua giuridica prevale il senso disgiuntivo. Prevale, appunto: non sempre è questo il senso.
Capire quale dei due significati la parola ovvero esprima in una determinata frase può non essere semplice. 
Tanto che l’Accademia della Crusca scrive: “Non è impensabile che, in certi casi difficili, quest'ambiguità possa anche dar luogo a lunghe cavillazioni giuridiche”. 
Come sta avvenendo nelle controversie Inps/lavoratori autonomi.
Inps vs lavoratori autonomi
A prescindere dal merito della questione, tutto nasce da una legge scritta male, quella che impone di iscriversi alla gestione separata dell’Inps ai “soggetti che esercitano per professione abituale, … attività di lavoro autonomo”. 
Su chi fossero esattamente questi soggetti sono sorte varie interpretazioni, finché il parlamento è intervento con una legge di interpretazione autentica (cioè una legge emanata proprio per chiarire il significato da attribuire ad un’altra norma):
“sono esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11 (es. le Casse professionali)…”
Che significato ha quell’ovvero? Inquadrarlo esattamente è importante: a seconda lo si ritenga disgiuntivo o esplicativo cambia la platea di soggetti che devono iscriversi alla gestione separata. Peccato che dal contesto non risulti così chiaro. 
Per questo inserire un ambiguo ovvero in una legge che come scopo ha proprio quello di chiarire il significato di un’altra legge è stata una imperdonabile, diabolica sciatteria. 
E non è certo il primo caso di uso sconsiderato di un ovvero da parte del nostro parlamento (un ovvero in una legge del 1997 sui rifiuti ha prodotto controversie giudiziarie, accesi dibattiti tra giuristi finché dopo 9 anni è stata modificata la legge).
Bandire ovvero dal vocabolario giuridico
Non vedo altra conclusione: in ambito giuridico la parola ovvero dovrebbe essere bandita. 
Come scrive il linguista Sabatini, quando si scrive una legge “il contenuto deve essere rigido, non possono esserci interpretazioni alternative”. Lo stesso vale per un contratto o per un qualsiasi atto burocratico. 
Perché allora l’uso di ovvero è ricorrente ancora oggi negli scritti di diritto? 
È lo stesso Sabatini a dare una risposta: “La verità è che una parte del mondo giuridico e della politica non riesce rinunciare alla retorica, all’utilizzo di termini che siano al tempo stesso più lunghi e più ricercati perché nel loro immaginario questi hanno un maggior valore. E siccome “ovvero” è più lungo di una semplice “o”, viene preferito. Lo amano perché è più altisonante”.

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Avv. Giorgio Trono

Progettare documenti e servizi legali seguendo i principi dello human centered design: le mie riflessioni sul legal design e sulla scrittura giuridica.

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Curato con passione da Avv. Giorgio Trono con Revue.